Trezzano S/N, 21.11.02
TE
DEUM LAUDAMUS…..di gaiezza
Abbazia di Chiaravalle - Milano - 10.11.2002
Nella domenica di chiusura dell'anno liturgico
2001-02 , la Schola Gregoriana
Mediolanensis, preparata e diretta dal Maestro Giovanni Vianini,
ha partecipato alla S.Messa vespertina celebrata nell'Abbazia di Chiaravalle, proponendo diversi canti gregoriani, tratti
dal "Graduale Romanum".
In questo antico
luogo sacro , così pregno di incenso e di spiritualità cistercense, la Schola
si è sentita e si sente in famiglia, meglio a Casa propria. L'abbazia
infatti rappresenta un abituale appuntamento mensile, ma
soprattutto, è vissuta come emblema di
sito sacro dove le melodie gregoriane ed ambrosiane fanno riecheggiare
attraverso la Schola, il
medievale salmodiare dei monaci Benedettini Cistercensi, quì arrivati intorno all'anno 1135 per
volontà del loro Riformatore S. Bernardo , Abate di Clairvaux (da cui
Chiaravalle).
Il complesso abbaziale di Chiaravalle, oltre che
per l'acustica , per le opere d'arte conservate e per la vita claustrale
cistercense tuttora presente, è di
eccezionale importanza storica per l'alto valore umano e civile di cui fu
artefice fin dal suo sorgere (anno 1150-1221). Fu infatti un caposaldo della
colonizzazione agricola della bassa milanese. Per suo diretto impegno vennero
bonificati i terreni paludosi
circostanti e si diede avvio a intense e meritorie pratiche colturali,
favorendo anche in questo modo la
liberazione della plebe dai soprusi e dalle vessazioni del potere feudale;
rappresentò per lungo tempo il punto di
riferimento e di unione fra la Signoria
del Comune di Milano e le terre "liberate".
L'Abbazia rispetta, nella sua struttura e
forma a croce latina, il canone della
"linea recta brevissima",
segno di sobrietà e bando dello sfarzo; è lunga 64 mt e larga 20, con tre
navate molto lunghe, che si aprono in un ampio transetto che sfocia in
un'abside quadrata; lo stile richiama in prevalenza il puro romanico lombardo,
misto al gotico, presente in alcuni archi e nelle volte a cordonatura ogivale.
Il lungo coro rettangolare che precede il transetto conserva una teoria di
stalli in legno di noce, finemente intagliato nel 1545 da Carlo Caravaglia : volute, angioletti, pieni e vuoti si
rincorrono in una sublime armonia di grazia e levità. Campeggia solenne il sedile dell'Abate, altro
capolavoro d'intaglio del 1576.
Nell'ampio transetto troviamo vari affreschi dei
F.lli Fiamminghini (sec. XVI-XVII)che
raccontano le storie dei santi e delle sante dell'ordine cistercense. Sul lato
destro, sopra lo scalone che porta al dormitorio antico si conserva un affresco
giovanile di Bernardino Luini che rappresenta la Madonna con il Bambino ed Angeli. Proprio al centro del transetto si
apre possente il tiburio, rafforzato da arconi a sesto acuto, su pianta
quadrata che si trasforma in ottagono a mezzo delle trombe degli angoli,
aggiunti in epoca più tarda per reggere il peso della torre campanaria, su
progetto del Pecorari (anno 1347). Sul lato sinistro il visitatore è attirato da una modernissima
scultura in marmo - Risurrezione - (anno 1976) di Giacomo Manzù. Nella controfacciata un vasto affresco del
XVI secolo ci ricorda com'era il
modello originale dell'abbazia.
All'esterno, in alto, si
può ammirare la facciata a capanna alleggerita dall'apertura di un oculo
sormontato da una bifora; è in cotto, come tutto l'edificio sacro. In basso un
seicentesco pronao fa ombra ad un
portale gotico trecentesco, affiancato da altri due del medesimo periodo. Svetta per 52 metri dal tiburio la torre nolare,
ancora orgogliosa della sua quattrocentesca campana regolarmente scossa da un
monaco sacrista. La visione da lontano è intrigante; avvicinandosi si rimane
ammirati per l'elegante soluzione architettonica, che le numerose bifore e loggette su
colonnine scolpite trasformano in
un delizioso merletto a colori per
il variare del bianco e del rosso scuro
dei mattoni …su…. su… fino alla cuspide conica.
La Schola
,avvolta nella bianca cocolla di cerimonia, si è subito immersa in questa
atmosfera di secolare bellezza. Dopo un lungo riscaldamento nella claustrale
Sala Capitolare impreziosita da tre graffiti bramanteschi, si è disposta a
corona nel transetto, accompagnando con
le melodie in latino tutta la liturgia. Ha aperto la celebrazione con un
"incipit" regale come l'introito - " Vocem jucunditatis"
- (Is 48,20), canto su un testo molto appropriato per la chiusura del
ciclo liturgico 2002, in quanto il profeta
Isaia invita il popolo ebraico a ringraziare Dio gridando a tutta la terra la propria contentezza per
la liberazione dalla schiavitù. Il brano pone in assoluta evidenza le parole -
"Ad extremum terrae " - con melismi insistiti e alti.
La Schola
ha reso con visibile partecipazione il testo biblico, unendo all'antico grido
della gratitudine del popolo eletto, la propria gioia per il privilegio di
salmodiare in un edificio sacro così suggestivo per i valori umani e religiosi
che racchiude. Anche tutti gli altri brani - Kyrie, Christe, Sanctus,
Benedictus, Agnus Dei,( Missa Orbis factor) Statuit ei Dominus, Dirigatur, Alleluja, Justus germinabit, Ad Te
Domine, Beati mundo corde, etc. -
sono stati interpretati con la medesima consapevole partecipazione.
Suggello e commiato della sacra cerimonia è stato
l'inno di lode e di ringraziamento a Dio più rappresentativo della sensibilità
cristiana: il Te Deum Laudamus, cantato con la giusta intensità
vocale come richiede una grande esplosione di gioia. Anche l'affresco sopra le
teste della Schola partecipava fremente alla melodia gregoriana. Non per nulla i F.lli
Fiamminghini hanno chiamato il loro dipinto: "Gli Angeli rispondono al
Te Deum", rappresentandoli in un atteggiamento di immenso giubilo e
circondati da un tripudio di monaci cistercensi salmodianti, avvolti nell'
autentica e rituale cocolla.
Ancora una volta la Schola è
riuscita a coinvolgersi ed a coinvolgere
chi ascolta in una breve estasi emotiva.
La poetessa, Ester Visentin, rapita da
tanta suggestione, ha voluto esternare i
suoi sentimenti con una singolare poesia
- "Canto antico" - da cui riportiamo i versi più incisivi, sintetici ed illuminanti come
lampi:
" Vento melodioso -
Carezza del mare - Vela solitaria - Magia d'incanto".
Essere protagonisti di
simili eventi sacri e culturali è
appagante per ogni corista; per il
Maestro Vianini è certamente la ragione della sua sapiente fatica, più
desiderabile di un diploma di merito o di un applauso assembleare.