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Exsultet ambrosiano versione ridotta

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PRECONIO PASQUALE AMBROSIANO

Ricostruito secondo fedeltà dai codici,

per incarico di Sua Eminenza Alfredo Ildefonso Schuster,

Cardinale Arcivescovo di Milano,

nell’anno 1933 dalla Redenzione.

Questo Preconio Pasquale, che, secondo fedeltà dai codici, il sacerdote Gregorio Sunol, monaco di Santa Maria del Monte Serrato, per nostro incarico, recensì e pubblicò, noi approviamo ed affidiamo a tutte le Chiese di rito Ambrosiano, che, santificate per le preghiere del Sommo Sacerdote e successore di Ambrogio, annuncino ai fedeli il giorno della Resurrezione del Signore,

col favore di Cristo verso tutti, secondo la sacra preghiera ricavata da questi fogli.

Concesso a Milano, sabato in “Traditio simboli” 25 Marzo 1934

 Io A. Ildefonso Cardinale Arcivescovo

(Si dice Sesta e Nona.) Frattanto in Sagrestia si ottiene il fuoco dalla pietra e si accende e da parte del Sacerdote, rivestito della stola, si benedice (gli Addetti al culto, che sono vicini a lui, con la Croce, l’acqua benedetta, il turibolo e l’incenso) dicendo (Usare le parole del Messale). Poi benedice cinque grani d’incenso da collocare sul cero, dicendo (Usare le parole del Messale).

Mentre benedice l’incenso, l’aiutante, prendendoli dai carboni benedetti, li pone nel turibolo. Appena terminata la benedizione dell’incenso, il Sacerdote asperge i grani d’incenso citati prima ed il fuoco benedetto con l’acqua benedetta e, posto l’incenso dalla navicella al turibolo, incensa le stesse cose che ha asperso. Frattanto, se vi sono delle luci nella Chiesa, si spengono, in modo che dopo si accendano dal nuovo fuoco ed i ministri necessari alla benedizione del Cero vestono paramenti bianchi.

Finita Nona, i ministri escono per la benedizione del Cero, in questo ordine. Precede da solo colui che porta il turibolo, segue l’aiutante che porta su un vassoio i cinque grani d’incenso benedetti, con un altro aiutante che porta l’acqua benedetta, poi il Suddiacono da solo, rivestito di paramenti bianchi, secondo il rito della Messa: poi i due diaconi con stole e dalmatiche bianche, portando due candelabri con ceri spenti: poi il diacono incaricato di cantare la benedizione con paramenti bianchi, secondo il rito della Messa, che porta davanti al petto il libro della benedizione. Segue il Celebrante per ultimo, vestito di un Piviale bianco. Nel coro il Celebrante si porta al Presbiterio: il diacono incaricato di cantare chiede al Celebrante la benedizione, come per il Vangelo: poi colloca il libro sopra il leggio di fianco al Vangelo e lo incensa, avendo alla destra il portatore del turibolo ed alla sinistra l’aiutante con i cinque grani benedetti e l’acqua benedetta con l’Aspersorio. Il suddiacono sta dietro il leggio, tenendo il libro tra i due diaconi con i ceri spenti. Allora, mentre tutti stanno in piedi il diacono inizia: COMANDAMI O SIGNORE DI BENEDIRE.

(Adoriamo la Tua Croce, oh Signore, e glorifichiamo la tua Santa Resurrezione)

ESULTI l’angelica turba dei cieli, esultino i divini misteri: Per la vittoria di un così grande Re, suoni la tuba della salvezza. Si rallegri la terra illuminata da tanti fulgori, e irraggiata dallo splendore dell’eterno Re, si accorge di avere perso la caligine di tutto il mondo.

Si rallegri anche la madre Chiesa, resa splendida dal fulgore di tanta luce: e risuoni questo ambiente per grandi voci di popolo .Così, davanti a voi, fratelli carissimi, al meraviglioso splendore di questa santa luce, invocate, ve ne prego, insieme a me la misericordia di Dio Onnipotente, affinché Colui, che non per i miei meriti, si degnò di considerarmi nel numero dei Leviti, infondendo la grazia del suo lume, si degni di completare la lode di questo Cero. Sotto la protezione del nostro Signore Gesù Cristo, suo figlio,che vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.Amen

Il Signore sia con Voi                                       

- E con il tuo Spirito

In alto i cuori                                                                

- Sono rivolti al Signore

Rendiamo grazie al Signore nostro Dio             

- E’ cosa buona e giusta.

E’ veramente cosa buona e giusta, equa e salutare per noi renderti grazie ora e dovunque, oh Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Dio. Tu che hai proclamato la Pasqua di tutti i popoli non con il sangue o con il grasso delle vittime, ma con il sangue e con il corpo del nostro Signore Gesù Cristo: Affinché, abbattuto il rito della gente ingrata, la Grazia succeda alla legge, e una sola vittima, offerta una sola volta alla tua maestà, in sé possa espiare l’offesa di tutto il mondo.  Questo è l’Agnello rappresentato sulle tavole di pietra: non scelto fra i greggi, ma mandato dal cielo: né privo di pastore, ma proprio lui Pastore Buono: che diede la sua vita per le pecore e di nuovo la riprese: il favore divino ci insegni l’umiltà e la resurrezione del corpo la  speranza. Colui che, mentre lo tosavano, di fronte a tutti non emise il suono di un lamentoso belato, ma proclamò, per divina profezia, dicendo: ”D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo che siede alla destra della maestà”.

Proprio lui ci riconcilia Te, Oh Padre Onnipotente, e forte siede vicino a Te con pari Maestà.

Infatti quelle verità che ai Padri si mostravano in allegoria, a noi giungono sotto forma di Verità.

(A questo punto il Suddiacono porta nel coro la lampada accesa con il nuovo fuoco. Allora il Diacono accende il grande cero ed altri due ceri e poi  prosegue.)

Ecco già risplende la colonna di fuoco che precede il popolo del Signore al tempo della notte beata verso le acque della salvezza:nelle quali il persecutore annega ed il popolo di Cristo esce liberato. Infatti, generato dall’onda dello Spirito, attraverso Adamo nato per la morte, grazie a Cristo è riportato alla vita.

Interrompiamo allora volontariamente i solenni digiuni, perché  è stato immolato Cristo, nostra Pasqua; non banchettiamo solamente con il corpo dell’Agnello, ma anche ci inebriamo con il suo sangue. Infatti solo il sangue di Costui non crea sventura per coloro che lo bevono, ma salvezza.

Nutriamoci di questo e di pane azzimo; poiché non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola di Dio. Dato che questo è il pane che discende dal cielo, di gran lunga superiore a quella pioggia feconda di manna, di cui pur essendosi nutrito, Israele morì. Colui che mangia di questo corpo, invece, sopravvive, padrone di una vita perenne. Ecco trascorsero i fatti antichi, così ogni cosa diventa nuova: ora arrugginì la spada della circoncisione mosaica e l’aspra durezza delle pietre cadde in disuso grazie a Cristo.

In verità il popolo di Cristo è contrassegnato sulla fronte non all’inguine; da una purificazione, non da una ferita, dal Crisma non dal sangue.

(A questo punto il Diacono pone i cinque grani di incenso sul Cero, seguendo il disegno di una Croce)

E’ giusto perciò in questo momento della vespertina resurrezione di Cristo, salvatore nostro, bruciare la grassa cera, a cui corrisponde il candore nell’aspetto, la soavità nel profumo, lo splendore nella luce, che non proviene da un fluido appassito, né esala il disturbo di un puzzo tetro .

Che cosa vi è infatti di più giusto e di più adatto alla festa che vegliare il fiore di Jesse con fiaccole ingentilite da fiori? Soprattutto quando la Sapienza avrà cantato di se stessa: Io sono il fiore del campo ed il giglio delle valli. Domani né il pino inaridito stilla linfa, né il cedro lacrima, ferito da numerosi colpi di scure. Ma la procreazione riguardo alla verginità è segreta per essi e gli stessi biancheggiano per la trasfigurazione di un candore niveo. In verità la fluida onda della fonte produce il papiro stesso, che, simile all’anima di un innocente, curvato non è articolato da nessuna giuntura, ma, circondato da materiale virginale, diventa ospitale alunno ai fuochi dei fiumi .

E’ giusto perciò attendere l’arrivo dello Sposo con dolci lumi della Chiesa: e giudicare quanto valga la virtù della devozione, una volta acquistata la generosità della Santità, non anteporre alle tenebre le sante sentinelle,ma preparare sapientemente la fiaccola con luci perpetue, affinché, mentre alle lampade è aggiunto l’olio, aspettiamo l’arrivo del Signore con lenta obbedienza: Colui che certamente in un colpo d’occhio come lampo arriverà.

(A questo punto si accendono le lampade e le altre luci della Chiesa)

Perciò nella sera di questo giorno  si raccoglie la pienezza del venerabile Sacramento e le vicende che sono prefigurate e compiute in tempi diversi sono completate nel corso di questa notte.

Infatti questo lume  Vespertino procede come quella stella guida dei Magi. Perciò l’onda della mistica rigenerazione agisce , Dio permettendo, come le correnti del Giordano.

Per tre volte la voce apostolica del Sacerdote annuncia la Risurrezione di Cristo.  

Allora a completare di tutto il mistero, la turba dei fedeli si nutre di Cristo.

Questi fatti santificati dalla preghiera e dai meriti del sommo sacerdote e successore di te, Ambrogio, preparino il giorno della Resurrezione divina, col favore di Cristo verso tutti.

Per il buono e benedetto Figlio tuo, nostro Signore Gesù Cristo, con cui vivi e regni in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.Amen

(Infine il Diacono  asperge ed incensa il Cero )

A Milano, presso il litografo Bertarelli

Nel giorno dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria ( 25 Marzo ) 1934

 

 

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neo-gregoriano in stile semi-ornato

communio composto da Giovanni Vianini

anno 2003

versione notazione rotonda

Adoro te Devote

 

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