Gregoriano
quaresima
TENEBRAE FACTAE
SUNT
Responsorio ambrosiano
venerdì santo
Si sente la tensione dell'ora della morte del Signore.
Le prime note delle parole "calarono le tenebre su tutta la
terra" sono gravi e poche: per raccontare un evento drammatico ci
vogliono poche parole (e note) altrimenti si perde il "peso"; inoltre
sta per iniziare il racconto, dunque siamo di fronte a un’ introduzione.
“E verso l’ora nona” : si alza la tensione, Gesù sta per morire.
Poi senti
trasporto nella parola "Jesum" (è il Suo nome; quando ci è
cara una persona, come è diverso e dolce il suono del suo nome !). E poi quando
inizia la frase seguente, si sente salire la tensione di quello che si sta
preparando, al culmine nell'esclamazione di Gesù : “Dio mio, Dio mio” è
un grido, come si può rendere in gregoriano, in cui non si può gridare, ma le
note rendono la tensione del momento cruciale della Crocifissione. Il primo
“Deus” ha una nostalgia grande nelle prime sei note : nell’abbandono non c’è solo
l’angoscia per la solitudine, la paura del vuoto, ma anche la nostalgia di chi
si ama tanto e che ci ha lasciati soli. Il secondo “Deus” sale subito, ha già
chiamato, ora chiama un’altra volta : “perché
mi hai abbandonato ?” nella tristezza dell’abbandono.
Questo è il momento più importante , perchè è quello in cui Gesù
sente al massimo la distanza dal Padre : lui, che col Padre era una cosa sola,
sperimenta la massima distanza da Dio. Il peccato, infatti , altro non è che
allontanamento da Dio; sì, è male a noi, al prossimo, offesa a Dio, ma
soprattutto allontanamento da Dio, poichè se noi siamo con Dio noi non
pecchiamo, se ci allineamo alla Sua volontà non possiamo sbagliare ("sia
fatta la tua volontà"). Ora Gesù, che é in croce a scontare i peccati di
tutto il mondo (quelli commessi, ma anche quelli che l' umanità ancora deve
commettere, una cosa enorme) in quel momento sperimenta la massima distanza
possibile dal Padre Molti poeti e musicisti si sono sforzati di immaginare
quale potesse essere la Sua sofferenza che, però, non è immaginabile da un
essere umano che non l' ha mai sperimentata. Si dice infatti che le sofferenze
fisiche del Cristo in croce non possono essere la somma di tutti i dolori
fisici del mondo ma di quelli spirituali sì, perché per questo è venuto, l'
uomo del dolore, e ha potuto sopportarli in virtù dello Spirito Santo e però li
ha patiti anche da uomo, e questo è il grande Mistero dell' Incarnazione .
È necessaria una pausa per enfatizzare la morte di Gesù :dopo “et inclinato capite”, una brevissima pausa e un’altra dopo “emisit” , prima di “Spiritum” : qui il Vangelo riporta le ultime parole di Cristo , che sono appunto “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”. Gesù è perfettamente obbediente al Padre, fino alla morte; nel momento della massima lontananza, Gesù sa che il Padre lo ama e gli affida il suo spirito, cioè la sua stessa vita. Dopo aver detto questo, si dice che morì subito, come di solito i crocefissi non facevano, morendo per lentissimo soffocamento e disidratazione. Invece il centurione testimonia della anomala morte , dicendo questo era veramente il figlio di Dio, solo per come lo aveva visto morire, lui che di uomini in quel modo ne aveva visti morire tanti altri per mano della legge romana.
Gregoriano
quaresima
SITIENTES VENITE AD AQUAS
II
modo
Introito
feria tertia
<< Voi tutti assetati
venite all’acqua, dice il Signore : e chi non ha denaro venga ugualmente,
bevete in letizia. Is 55,1
Popolo
mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento, ascolta le parole della mia bocca
>> Sal 77
Vedi anche :
“Ascoltate e voi vivrete” (Is 55,4); “Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino” (Is 55,6); “Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7, 7).
Il Signore c’è per tutti, Egli elargisce la sua grazia su
tutti i suoi figli : “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri
persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo
sole sopra i malvagi e sopra i buoni” ( Mt 5, 44).
Anche noi siamo invitati a dare al prossimo senza riserve
e ad amare senza giudicare : “Non giudicate, per non essere giudicati;
perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato “ (Lc 6, 37).
Questi versi ribadiscono anche
l’efficacia della preghiera : il Signore va cercato e non è mai vano invocarlo
perché Egli è pronto ad accogliere le nostre suppliche, quando queste escono
dal cuore con fede : “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e
non vi ritornano senza averla fecondata e fatta germogliare […], così sarà
della parola uscita dalla mia bocca : non ritornerà a me senza effetto” (Is 55,
10).
Il Signore mantiene le promesse e la Sua parola è certa.
Come non avere certezza di essere
esauditi quando preghiamo, dopo che Gesù ci ha detto “ Se voi dunque che
siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre
vostro che è nei cieli darà cose buone a quegli che gliene domandano !” (Mt
7,11), tanto più che “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno
ancor prima che gliele chiediate” (Mt 6, 8).
4. METTERE
IN PRATICA LA PAROLA ASCOLTATA
“ Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate
ciò che dico ?” Lc 6,46